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Il mondo dell’uguaglianza e della libertà di espressione contro il mondo del conservatorismo e dell’odio

Alcuni mesi fa a Salonicco abbiamo tristemente assistito al delirio di dimostrazioni nazionaliste. Abbiamo visto migliaia di uomini scendere in strada per opporsi al diritto di tutti coloro che desideravano essere chiamati con il proprio nome. Abbiamo visto come l’odio si sia volto in violenza. Abbiamo visto come alcuni gruppi fascisti abbiamo dato fuoco allo squat Libertatia. Abbiamo visto minacciati i nostri liberi spazi sociali.

Abbiamo udito parole di preti piene di veleno omofobico e transfobico. Abbiamo ascoltato discorsi di parlamentari del governo e dell’opposizione denigrare e disprezzare la nostra gente, discorsi pronunciati e rivolti contro noi, gay, trans e lesbiche. Abbiamo visto il nostro diritto di adottare messo in discussione. Il nostro diritto di esistere e di esprimerci pubblicamente.

Abbiamo assistito al processo di Amvrosios e una volta ancora abbiamo preteso giustizia. Abbiamo avuto nuovamente conferma che la giustizia colpisce i deboli. Coloro che sono stati privati delle loro case dalle banche, coloro che combattono quella povertà alla quale ci ha ridotto il sistema. Gente come Irianna e Tasos Theofilou. Coloro che combattono contro le miniere d’oro a Skouries. Rifugiati che sono stati reclusi in campi di concentramento, e che sono stati rimpatriati, senza ottenere asilo. Perfino quando rimandare un profugo gay o trans nel proprio paese è sinonimo di morte. Allo stesso tempo, nessuno osa scuotere il cuore del nostro sistema, preti le cui idee sono rimaste ancorate al passato, uomini che appartengono a ordini di repressione sociale, razzisti e fascisti, perfino quando esistono prove evidenti per biasimarli.

 

Noi, come RADical Pride, abbiamo deciso quest’anno di opporre un mondo fatto di uguaglianza e di libertà di espressione contro quello del conservatorismo e dell’odio. Trattandosi di un’iniziativa auto-organizzata, che vuole andare oltre la mera realizzazione di un festival pride, capiamo che in un mondo caratterizzato da diverse forme di oppressione, non possiamo focalizzare la nostra attenzione e i nostri sforzi solamente verso quelle di cui è bersaglio la comunità LGBT.[1]

Siamo del parere che l’unico modo per esprimere ciò sia attraverso un organizzazione auto-gestita e con incontri aperti a tutti, e non attraverso incontri privati quali quelli del Thessaloniki Pride, dove le decisioni vengono prese da pochi ed eseguite da tutti. Abbiamo deciso di opporci a tutto ciò senza l’appoggio di sponsor, istituzioni e dell’Unione Europea, svincolati da un legame politico che mira un’incorporazione sistematica dei movimenti.

Noi ci schieriamo dalla parte delle donne, dei cis[2] e dei trans, vittime di discriminazioni e abusi. Noi siamo dalla parte di chi rinuncia a uno schieramento politico, alla società patriarcale e a gran parte del nostro sistema. Noi stiamo dalla parte dei rifugiati che arrivano in Grecia e che vengono spediti in campi di concentramento; dalla parte di quei rifugiati intrappolati all’interno di una burocrazia interminabile con la speranza di ottenere quei documenti che gli permettano un regolare permesso di soggiorno. Noi stiamo dalla parte dei musulmani che devono fare i conti contro l’islamofobia razzista e fascista. Dalla parte di tutti quegli Israeliani[3] che abitano il nostro paese, circondati da odio e antisemitismo.

Dunque contro lo slogan che è stato diffuso durante alcune dimostrazioni nazionaliste: “Thessaloniki – a Greek city”.

 

Salonicco per noi rappresenta…

 

La città di tutti coloro che rispettano assolutamente il diritto di auto-determinazione dell’altro e che riconoscono che nei confini settentrionali della Grecia esiste un paese, i cui abitanti hanno deciso di chiamare Repubblica di Macedonia. È una città che non parla di “irredentismo” della costituzione del paese vicino, dal momento che ha assistito ai movimenti espansionistici della capitale greca nei Paesi Balcanici e ha vissuto in prima persona le pulizie etniche che hanno subito le minoranze (a partire dalla “Guerra di Macedonia” fino ai 54.000 ebrei che sono stati mandati nei campi di concentramento). Le differenze che ci sono fra noi e il vicino popolo di Macedonia, quelle che sottolineano i greci nazionalisti “discendenti di Alessandro Magno”, con l’intento di alimentare intolleranza e nazionalismo nella nostra società, sono irrilevanti quanto irreali di fronte ai nostri problemi sociali. Ad ogni modo differenze che non saranno mai abbastanza per impedirci di vivere tutti insieme, con i Macedoni come con il resto dei popoli vicini, con persone che sono oppresse da difficoltà di carattere sociale ed economico come noi, persone con le quali condividiamo gli stessi problemi e combattiamo le stesse battaglie.

 

 

Salonicco per noi rappresenta…

 

Una città che non ha mia approvato quella legittimità sociale che è stata garantita ai nazionalisti e ai fascisti per sventolare il loro patriottismo contro minoranze che abitano come fantasmi, come i macedoni in Florina, Pella, Eordea, e i Turchi in Tracia. Al contrario, è una città che vuole che la gente appartenente a questi gruppi minoritari sia trattata con pari diritti, e che goda della libertà di espressione. Si tratta di comunità che portano con sé un linguaggio, una storia e tradizioni proprie. Loro sono i combattenti “non-Greci” della Guerra Civile e i loro discendenti, che perfino adesso, settant’anni dopo la fine della guerra, non hanno la possibilità di ritornare nella propria terra d’origine.

 

 

Salonicco per noi rappresenta…

 

Una città che riconosce come dimostrazioni nazionaliste preparano il terreno a rivolte contro i movimenti antifascisti e anticapitalisti; un contesto ideale per rimanere impuniti: pensiamo a chi quest’anno ha dato fuoco al Centro Sociale Libertatia e ha tentato di danneggiare  la School – Free Social Space. Occasione ideale ancora una volta per fare in modo che trascurassimo la drammatica condizione economica e sociale nella quale ci troviamo, per canalizzare l’attenzione e la rabbia della gente verso un “nemico straniero”. Un nemico che in realtà non esiste. Dunque, contro l’intolleranza e la violenza nazionalista, noi abbiamo scelto la solidarietà e la lotta comune, condannando i nazionalismi e qualsiasi forma di odio sociale, qualunque sia la loro origine.

 

 

Salonicco per noi rappresenta…

 

Una città che dà “asilo e un tetto ai profughi”. Una città che li accoglie e li accetta come propri cittadini. Non solo perché ha avuto un passato multiculturale, ma anche per il fatto che disprezza la guerra alla quale lo Stato greco e il governo SYRIZA-ANEL hanno preso parte.

Ciò che ci auguriamo maggiormente al momento è che la guerra in Siria e nel resto del Medio Oriente abbia fine, dal momento che ha spinto milioni di persone a fuggire dalle proprie case e cadere nelle mani di contrabbandieri. Noi vogliamo che FRONTEX venga abolita e che cadano le barriere nell’Ebro, che vengano aperti quanto prima i confini, così che chiunque sia costretto ad emigrare possa spostarsi in piena sicurezza: vogliamo dunque che l’Egeo non sia più un vasto cimitero di anime.

Desideriamo che venga abrogato l’accordo vergognoso fra Unione Europea e Turchia, e che venga meno la collaborazione e la partecipazione dello Stato greco alla guerra contro gli immigrati, i quali sono chiusi in campi di concentramento profughi. Noi vogliamo, per tutto il tempo che trovano rifugio in Grecia, che siano inclusi nella nostra società, che vivano in case abitabili, e non in containers, tende o accampamenti di ogni sorta. Noi vogliamo che si cammini uno a fianco all’altro, e che si lavori insieme. Vogliamo che i nostri e i loro figli siedano vicini nei banchi di scuola, che giocano e che sognino un futuro insieme. Vogliamo ancora che trovino condizioni umane sotto cui vivere, che possono spostarsi liberamente dove e come desiderano. Vogliamo che possano andare in qualsiasi paese europeo desiderino, che gli sia garantito asilo; e siamo chiaramente contro ogni tentativo di deportazione e repressione. Noi Lgbtqia+, profughi e immigrati stiamo dalla stessa parte.

 

 

Salonicco per noi rappresenta…

 

Una città che vuole “Rom e immigrate in ogni vicinato”. Che donne cis e trans possano camminare libere per strada. Donne in grado di reagire al quotidiano sfruttamento, al castigo e alla violenza che viene esercitata contro di loro. Donne in grado di reagire nel momento in cui il loro corpo viene violato nel loro posto di lavoro, quando in molti paesi europei gli aborti sono criminalizzati e assistiamo all’uso sterile del corpo femminile. Donne che vedono la maternità come un diritto e non come un obbligo. Donne che sono state colpite e abusate dalla violenza sessista dei loro compagni, vittime di commenti offensivi da parte della società e schiacciate da un maschilismo dominante. Donne che si trovano processate o in prigione per aver fatto resistenza ai loro stupratori e per aver affermato che la società dà il proprio consenso proprio a questi stessi stupratori.

 

 

Salonicco per noi rappresenta…

 

Una città che vuole persone libere, dotate del diritto assoluto di determinazione del proprio corpo. Che vuole il superamento dello stigma sugli invalidi. Allo stesso modo vale per i sieropositivi all’HIV e all’epatite B e C. Gente di ogni aspetto. Persone alle quali sono stati diagnosticati problemi mentali. Persone che hanno deciso di identificarsi in un ben preciso genere, e altre che lo hanno rifiutato sentendolo per loro estremamente restrittivo. Persone che sono attratte da persone dello stesso sesso e non. Persone che vogliono esprimere liberamente la propria sessualità. Individui di ogni età. Intersessuali[4] che vivono fra di noi in modo invisibile, e che non sono stati considerati nella legge riguardo l’identità di genere che è stata votata lo scorso Novembre. Una città che appoggia movimenti di sinistra, anti-autoritari, e ambientalisti. Lavoratori e non. Coppie etero che hanno deciso di avere figli e non. Coppie gay che dovrebbero essere legalmente in grado di decidere se avere figli e non. Famiglie colorate. Persone che decidono di avere relazioni aperte. Fedeli, di ogni credo, e non. Una città grande abbastanza e aperta per locali e stranieri. Uomini greci e donne immigrate. Donne greche e rifugiati.

La “nostra” Salonicco perciò è una città in grado di accogliere tutti. Chi non ne fa parte?

Persone dal cuore pieno di odio verso qualsiasi cosa diverga dalla loro idea distorta di normalità. Razzisti, sessisti, omofobi, bifobici, polifobici[5] e fascisti. Persone esaltate dall’idea della guerra. Persone traviate da fantomatiche Grandi Idee e che usano la parola “patria” in ogni loro discorso. La “nostra” Salonicco è una città colorata, disgustata da questa “normalità” socialmente costruita.

E proprio perché è anche la nostra città, noi non gliela consegneremo e faremo in modo che non siano loro a rappresentarla.

 

 

Salonicco per noi rappresenta…

 

Una città che rispetta e ricorda coloro che si sono sacrificati affinché gli altri avessero una vita migliore. Una città che rispetta e ricorda Marielle Franco, l’attivista brasiliana che è stata assassinata perché dava voce a coloro che non l’avevano: ai poveri e ai bambini delle favelas delle grandi città. Una donna che non esitava ad alzare la voce contro il governo; contro l’eteronormatività sessista e patriarcale; contro l’arbitrarietà della polizia; contro la violenza e la repressione. Era una donna apertamente queer e lesbica, cosa che i media, dopo il suo assassinio, hanno coperto con cura. Era troppo problematico. Da non diffondere. E quando inevitabilmente divenne virale e pubblico, doveva essere dimenticato. Invece, proprio per questo, il II Pride auto-organizzato di Salonicco la ricorda e la rispetta. Il RADical pride di quest’anno è dedicato al suo ricordo. Rispetta le sue battaglie ed è ispirato a lei, uccisa per tutto ciò in cui credeva.

 

 

Per riassumere:

 

Salonicco per noi rappresenta…

 

Una città per tutt*, per tutti coloro che non “si accontentano”. È una città adatta a coloro che resistono alla violenza sessista, contro gli stereotipi socialmente costruiti, a coloro che demistificano i miti nazionali, a coloro che riconoscono gli immigrati e i rifugiati come esseri umani, con uguali diritti, a coloro che offrono sostegno e amore come antidoto al veleno diffuso dall’odio religioso. È una città per coloro che arginano le tendenze razziste, che combattono per prevenire la possibilità di una guerra imperialista e intonano slogan di solidarietà che coprono le grida fasciste.

La Salonicco che vogliamo – contro coloro che vogliono stendere un manto di nazionalismo, razzismo e fanatismo religioso su di essa– è in grado di gridare con orgoglio:

 

“Salonicco, la città degli antifascisti,

degli LGBTQ+ e degli immigrati: noi stiamo uniti”.

 

2nd Community-organized Thessaloniki Pride

for LGBTQIA+ rights and Gender/Sexuality liberation

εε

[1] Lesbiche, gay, trans, queer, intersex, asessuati e qualunque altro genere non è citato fra questi.

[2] I cis o non trans sono coloro che non hanno consapevolezza del loro genere di appartenenza (identità di genere).

[3] I Greci residenti di religione ebraica si autodefiniscono Israeliti.

[4] Circa 1 ragazzo su 1.500 (le statistiche non possono essere considerate del tutto valide perché mancano di dati ufficiali) sentono di essere nati in un genere non definito. Hanno caratteristiche entrambe caratteristiche femminili e maschili, o parti di entrambi.

[5] Il termine “polifobia” come omofobia e transfobia si riferisce a discriminazioni e pregiudizi nei confronti delle persone poliamorose. Per maggiori informazioni: polyamorygr.wordpress.com

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